CIBO ETICO, LA SFIDA DELLE PERITE AGRARIE: “FILIERA PIÙ GIUSTA, SOSTENIBILE E CONSAPEVOLE”
Comunicato Stampa
All’Enpaia il primo evento della CPO dei Periti Agrari: donne protagoniste del cambiamento tra qualità, salute e diritti
Roma, 23 marzo – Ripensare il cibo come leva di giustizia sociale, ambientale ed economica, con le donne protagoniste della trasformazione della filiera agroalimentare. È il messaggio emerso da “Cibo etico”, il primo convegno promosso dalla Commissione Pari Opportunità del Consiglio Nazionale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati, ospitato nella sede Enpaia a Roma.
Una giornata di studio che ha messo al centro il ruolo strategico delle perite agrarie e dei periti agrari come garanti di qualità, sostenibilità e responsabilità lungo tutta la filiera, dalla produzione al consumo. Un approccio che intreccia competenze tecniche, tutela dell’ambiente e consapevolezza sociale, in un momento in cui il tema del cibo si impone come questione chiave per il futuro.
Tra i temi affrontati: il cibo di qualità come strumento di emancipazione ed empowerment femminile, la parità nella filiera agroalimentare, il contributo dei liberi professionisti alla salute pubblica e ambientale, l’economia circolare, l’innovazione tecnologica per un’agricoltura sostenibile, le strategie di rete tra territori e la necessità di una comunicazione chiara per consumatori più consapevoli.
Ad aprire i lavori, la presidente della Commissione Pari Opportunità dei Periti Agrari, Maresa Novara, che ha sottolineato come “il cibo etico sia un percorso che parte dal seme e attraversa l’intera filiera fino alla coscienza collettiva”. Un percorso che evidenzia criticità, a partire dal calo dell’occupazione femminile in agricoltura e dagli sprechi alimentari, ma anche grandi opportunità legate alle competenze dei professionisti del settore. “Le perite agrarie e i periti agrari – ha detto – sono figure trasversali, capaci di accompagnare le aziende in tutte le fasi produttive, garantendo qualità, sostenibilità e rispetto per ambiente e persone. La sfida è comunicare meglio questo valore, per dare ai cittadini strumenti di scelta consapevole”.
Il presidente Enpaia, Giorgio Piazza, ha richiamato la necessità di riportare il cibo alla sua funzione primaria: “Migliore qualità del cibo significa migliore salute. Non può essere ridotto a mera commodity finanziaria”. Al centro anche il tema della risorsa acqua e della riduzione della chimica in agricoltura, insieme al valore identitario delle produzioni territoriali. “Il futuro del settore – ha aggiunto – passa dai giovani e soprattutto dalle donne, che già oggi rappresentano una quota crescente delle nuove imprese agricole. In alcune realtà, come il Veneto, il 60% delle nuove aziende agricole è guidato da donne”.
Per Filomena D’Antini, consigliera nazionale di Parità del Ministero del Lavoro, la sfida passa anche dagli strumenti normativi: “Le certificazioni aziendali sono sempre più decisive, anche per l’accesso ai bandi pubblici, mentre il tema dei cibi ultra-processati rappresenta una delle principali criticità da affrontare”.
Un richiamo al contesto globale è arrivato da Mirella Tongiani, vicepresidente Fo.N.T.A Academy: “Parlare oggi di cibo etico, in un contesto segnato da conflitti, significa rimettere al centro il rapporto tra uomo e ambiente e ripensare profondamente il concetto di sostenibilità”.
Forte l’intervento di Laura Mongiello, presidente OTAN, che ha delineato un cambio di paradigma per i professionisti: “Non più solo controllori, ma garanti dell’integrità della filiera”. Un ruolo in cui la tecnologia diventa strumento per ridurre gli sprechi e valorizzare le risorse, mentre “le donne portano nella filiera l’intelligenza della cura e diventano architette della sostenibilità”. Da qui l’appello a “trasformare i dati scientifici in dialogo aperto con la società e costruire un patto tra terra e tavola fondato su trasparenza e accessibilità”.
Sul fronte sociale, Rossana Dettori, presidente della CPO del CNEL, ha ribadito che “non esiste qualità del cibo senza dignità del lavoro”. Un tema che riguarda in particolare le donne, ancora esposte a divari salariali e minori tutele. “Dalle donne – ha sottolineato – arriva una spinta decisiva al cambiamento, attraverso modelli di agricoltura multifunzionale e sociale”.
Il presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Agrari, Mario Braga, ha evidenziato il ritardo nella presenza femminile nella professione e la necessità di un cambiamento strutturale: “La Commissione Pari Opportunità deve diventare una componente stabile della categoria”. Braga ha inoltre ricordato la scarsa percezione della scuola agraria e la bassa presenza femminile tra le studentesse: “Eppure parliamo di circa 500mila periti agrari che rappresentano un asse portante del Paese. Oggi partiamo per recuperare un ritardo che deve essere colmato”.
A chiudere il convegno, Dino Lattarulo (GSPA Enpaia), che ha collegato il tema del cibo etico a una visione più ampia di responsabilità e sostenibilità. Una visione che si riflette anche nel sistema previdenziale: “Abbiamo lavorato a un nuovo regolamento del welfare con azioni aggiuntive sulla previdenza. Questo ci permette oggi di affermare che siamo tra le casse più sostenibili: quest’anno registreremo il miglior rendimento tra le casse presenti in Enpaia, con un utile netto del 4,5%, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente”. Un risultato che, ha concluso, “è il frutto di dieci anni di lavoro basati su diversificazione, prudenza e visione”.
Dal convegno emerge dunque una linea netta: il cibo non è più solo produzione, ma una scelta strategica che riguarda salute, diritti, ambiente ed equità sociale. Una sfida che chiama in causa istituzioni, professionisti e cittadini e che impone un cambio di passo nella filiera agroalimentare.




