DOVEVA ACCADERE ALL’AI E ORA E’ AVVENUTO !!!. DA OGGI LA PUBBLICITA’ A PAGAMENTO ENTRA NELLE INTELLIGENZE ARTIFICIALI CHE USIAMO TUTTI I GIORNI
Non è un semplice nuovo formato pubblicitario: è l’inizio di una rivoluzione per il marketing. Perché, per la prima volta, i brand inserzionisti potranno incontrare le persone non solo mentre guardano, cercano o scorrono, ma mentre stanno decidendo o dialogando con un assistente AI.
Non c’era molto da stupirsi: prima o poi doveva accadere, chi ha seguito i miei corsi e miei seminari sa che da almeno tre anni paventavo questa eventualità e sono stato profeta in patria.
Dobbiamo sapere che dal 24 agosto OpenAI porta ChatGPT Ads anche in Italia e in altri Paesi europei, inizialmente sui piani Free e Go. Google, nel frattempo, sta sperimentando nuovi formati pubblicitari conversazionali nelle esperienze di Search alimentate da Gemini.
L’Intelligenza Artificiale entra dunque definitivamente nel grande mercato della pubblicità digitale.
Ma la domanda interessante non è se arriverà la pubblicità. È che ruolo avrà dentro l’AI.
Per ora OpenAI dichiara che gli annunci saranno separati dalle risposte ( tipo gli annunci di Google ) e non potranno influenzarle. Dichiara inoltre di non vendere conversazioni, memoria o dati personali agli inserzionisti.
Il tema, però, è più profondo.
Un social network cerca soprattutto di capire chi siamo e cosa potrebbe interessarci.
Un’intelligenza artificiale conversazionale può arrivare a capire che cosa stiamo cercando, confrontando e decidendo in quel preciso momento.
Ed è una differenza enorme.
Se scrivo a un’AI che sto cercando un’automobile, un viaggio, un master, un’assicurazione o un computer e le descrivo budget, esigenze, dubbi e alternative, sto manifestando un’intenzione molto più precisa di quella normalmente intercettata da un banner o da un post sponsorizzato.
Per il mercato pubblicitario questo potrebbe essere straordinariamente prezioso.
Nasce quindi una nuova competizione: Google, Meta, Amazon, TikTok e le piattaforme AI si contenderanno non soltanto la nostra attenzione, ma il momento stesso nel quale prendiamo una decisione.
La conseguenza potrebbe essere un aumento complessivo degli investimenti pubblicitari digitali oppure, più probabilmente nel medio periodo, una progressiva redistribuzione della torta.
I social continueranno ad avere una forza enorme nella notorietà, nell’intrattenimento e nella costruzione del desiderio.
L’AI potrebbe invece conquistare una posizione formidabile più in basso nel tunnel: non “guarda questo prodotto”, ma “aiutami a scegliere quale prodotto comprare”.
Ed è qui che si apre la vera questione.
Quanto rimarrà ancillare la pubblicità rispetto alla risposta dell’AI?
Quanto riusciremo a mantenere separati l’interesse dell’utente, quello della piattaforma e quello dell’inserzionista?
E che cosa accadrà quando questi sistemi saranno contemporaneamente strumenti di informazione, consulenza, ricerca, commercio, lavoro, servizi pubblici e — in altri ambiti — infrastrutture utilizzate anche da governi e apparati di sicurezza?
Non sappiamo ancora quale sarà il punto di equilibrio.
Una cosa però mi sembra evidente: stiamo entrando nella seconda fase economica dell’Intelligenza Artificiale generativa.
Dopo la fase dell’entusiasmo, dell’adozione e degli abbonamenti, arriva quella della monetizzazione dell’attenzione e soprattutto dell’intenzione.
L’era romantica dell’AI è finita.
Adesso comincia quella industriale.
A cura di Americo Bazzoffia
Esperto di Intelligenza Artificiale e docente universitario
A cura dello




