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FOIBE UN SILENZIO RIMOSSO

 

Quando nel 2004 venne istituita il giorno del ricordo dei “Massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata”, a casa ci fu un sussulto di gioia. Dettoni Agostino profugo istriano di Albona e padre di mia moglie si commosse.

Forse in un attimo ripercorse quel lungo viaggio che aveva portato lui, la mamma (il papà fu ucciso col fratello, dai tedeschi, proprio in quel 1943 in cui l’Istria fu teatro di una sanguinosa e barbara rioccupazione tedesca) due fratelli e una sorella a ricominciare tutto d’accapo, lasciando una terra amata, proprietà, l’attività affermata e i propri defunti.

Un viaggio che ha coinvolto più di 300.000 italiani.

Famiglie, comunità intere lasciarono la loro terra per non farsi travolgere da quella occupazione titina che, al di la di ricerche di giustificazioni vendicative, strappò agli italiani il diritto d’essere cittadini liberi.

Da quel giorno, il 2004, dopo 67 anni, il lungo silenzio della storia fu rimosso., trovando dignità nei telegiornali, nelle trasmissioni storico culturali, riaprendo, ovvero aprendo, finalmente la “questione” istriano, fiumana, dalmata.

L’hanno riaperta non senza le difficoltà di una classe politica che ancora ricerca la vendetta, forse ignara che la guerra è finita. E se esistono legittime letture storiche che si alimentano in ideologie condannate dalla storia del secolo breve, per quella follia che è costata fiumi di sangue umano, vi sono fatti che vanno letti quale memoria di una sofferenza che è diventata uno dei pilastri del nostro popolo e della nostra nazione.

Le foibe sono state una brutale feroce strumento di eliminazione dei nemici anche combattenti al loro fianco contro il nazifascismo, pulizia etnica e di vendette personali. Gli storici ed in particolare Padre Rocchi li quantificano in circa 6.000, ma il numero esatto non lo si saprà mai perché l’Esodo da quelle terre ha reso difficile ogni censimento.

Ed anche le parole del nostro Presidente Mattarella non hanno lasciato alibi interpretativi: “Le foibe furono una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono, per superficialità o calcolo, il dovuto rilievo. Questa circostanza pesò (e pesa dico io) ancor più sulle spalle dei profughi”.

Io credo, ostinatamente credo, che la lettura storica, ancor fresca di memoria, dovrebbe portare la politica a rasserenare le loro programmi, sgrondandoli da letture strumentali, ideologiche distorte e … in parte false, guardando proprio al dramma dell’Esodo Istriano, fiumano e dalmata. La Politica dovrebbe non dare quello spettacolo doloroso che anche quest’anno si è ripetuto, davanti ai santuari del sacrificio, le foibe, ma in questa giornata compiere quei passi avanti che ci portino al costruire il valore della nostra comunità italica quale valore assoluto della nostra democrazia.

Forse così, solo così renderemmo omaggio ai martiri delle Foibe e renderemmo omaggio ai 300.000 profughi italiani dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia.

Forse così si alimenterebbe il nuovo pensiero di un’Europa che, non dimentica, che riconosce e indennizza i suoi figli e costruisce una nuova e plurale Comunità dei popoli.

 

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