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RICAMBIO GENERAZIONALE IN AGRICOLTURA UNA SFIDA

RICAMBIO GENERAZIONALE IN AGRICOLTURA UNA SFIDA

 

il 1° corso ITS Agroalimentare a Mantova

Che in agricoltura il ricambio generazionale, lo si sa, da molti decenni affiora periodicamente, ovvero è sempre presente in ogni agenda PAC, e che non sono mancate certo politiche specifiche di accompagnamento al passaggio generazionale nelle imprese agricole italiane, ma altrettanto siamo consapevoli che i traguardi raggiunti non sono sufficienti e che occorra in questo periodo imporne una decisa e concreta accelerazione.

I ritardi del ricambio generazionale hanno molte concause, forse quello principale è lo stretto legame che esiste fra imprenditore e la “sua” piccola azienda agraria. Perché di questo stiamo parlando.

Ovvero anche da un periodo storico nel quale “essere” coltivatore diretto, agricoltore, oggi imprenditore agricolo non era fra le attese e aspirazione dei figli dei campi. Anche gli istituti Tecnici hanno vissuto questa distorta visione d’essere una scuola di serie “B”.  Per averne conferma basterebbe leggere i dati che caratterizzano le scelte scolastiche dei figli degli imprenditori agricoli e… comprendere i richiami prima di Draghi ed ora della Presidente Meloni al ruolo e alla qualità educativa degli Istituti Tecnici Agrari.

Occorre però, non fermarsi alla lettura dei dati, pur significativi ch’essi siano, ma cercare ed avere la corretta conoscenza del fenomeno, perché i numeri che provengono dagli enti strumentali dello Stato e delle Regioni, trovino in una approfondita valutazione la maggior parte dei fenomeni e delle cause che li determinano.  L’ISTAT, si sa, rileva “ogni” presenza che opera sulla terra. L’ISMEA rileva invece quelle aziende che vengono censite tramite i loro fascicoli aziendali. La distanza è marcata se non altro perché la prima rileva aziende hobbistiche, part time, microaziende che non presentano alcuna domanda PAC e che comunque rappresentano un patrimonio familiare irrinunciabile, molte volte presenti in aree marginali. I dati che caratterizzano questo esercito di microbiche imprese sono molto diversi: quelli dell’ISTAT sono doppi di quelli ISMEA. Più di un milione e mezzo le imprese ISTAT, circa 740.000 quelle da Fascicolo Aziendale.

Ma sempre ISMEA ci da un ulteriore fattore di valutazione ed è quello che fonda le analisi sulla “economicità” delle imprese, e cioè quelle imprese che possono e sanno affrontare i processi di innovazione e sviluppo, fors’anche sanno affrontare anche direttamente o organizzate le sfide di mercati glocalizzati.

Anche recentemente in incontri con giovani alla Edmund Mach è merso come molti che vivono all’ombra dei loro genitori (meglio dire del loro padre) sono e lo saranno sempre più protagonisti della gestione di microaziende che vivono le condizioni di mercato organizzandosi.

Non va nemmeno trascurata la condizione sociale e territoriale. Operare a Trento, a Brescia o a Modena non è come operare a Catania, Lecce o a Benevento. Spesso accade che un prodotto rimanga nel campo perché il modello commerciale è ancora ingessato, ovvero risponde a regole ormai superate, che ingessano qualsiasi progetto innovativo e di sviluppo.

Ed infine non va dimenticato il tema dei temi: la preparazione. Molte aree, soprattutto del Sud vivono un ritardo formativo e professionalizzante. La debolezza, ovvero l’inesistenza di sistema di formazione professionale qualificante, di un istruzione professionale all’inseguimento dell’istruzione tecnica, di una università fragile rallenta, frena qualsiasi iniziativa di sviluppo.

Su questa rivista abbiamo parlato di formazione delle “periferie” che dovrebbero essere sostenute come uno dei pilastri più importanti della PAC.

Per queste e altre ragioni che rallentano il processo di ricambio, evoluzione generazionale i Periti Agrari e Periti Agrario Laureati ritengono che la proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati “per favorire il ricambio generazionale, la promozione e lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile nel settore agricolo (C 752 Carloni)”, sia uno strumento che certamente, riportando il tema nell’agenda istituzionale, possa favorire l’avvio e/o l’accelerazione di un processo che nell’età e nella qualità professionale possa far fare al nostro Paese un ulteriore e più decisivo salto di qualità delle nostre produzioni agroalimentari, sostenibili, a presente e futura memoria.