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NORD SUD – SUD - NORD

 

I dati sul Coronavirus ci rincorrono ogni attimo della nostra giornata. Incollati al televisore, a più riprese, ci vengono somministrati i dati dei morti, dei guariti (chi ce l’ha fatta) e dei contagiati. Numeri che nelle strade e nelle case delle nostre comunità “riacquistano Nome”, storie, parentele, amicizie, percorsi umani condivisi.

In questi giorni, senza che mi sfiori nemmeno un poco la tentazione di una critica, le campane che suonano a morto e il suono delle sirene delle autoambulanze segnano molto più profondamente le nostre comunità di quanto non dicano i numeri ufficiali. I contagiati sono molti di più. Lo sò i guariti. Lo sono purtroppo i morti sono, molti. Me lo conferma un mio “vecchio” amico ex sindaco di un bel comune della bassa bresciana. “l’anno scorso abbiamo avuto nello stesso mese 5 funerali. Questo mese abbiamo avuto 15 morti senza funerale. Eppure i dati riportano che i morti per coronavirus siano stati solo 2”. Incongruenza di dati che rilevo quotidianamente anche nella mia cittadina.

E le lacrime, quasi prosciugate dei nostri lutti senza l’ultimo sacro saluto, si volgono a quel domani, comunque, eredità di questi nostri cari, parenti, amici e colleghi.

Il coronavirus, in quella immunità di gregge, frenata rallentata da severe misure restrittive della mobilità delle persone, che certamente ha salvato molte vittime (forse anch'io), si sta immergendo in uno strascico sociale ed economico.

Già si incominciano a rilevare nuove difficoltà, nuove povertà, nuove emarginazioni. Interi settori produttivi e professionali messi in ginocchio, che anche con la possibilità di accedere a prestiti, garantiti dallo Stato a breve periodo, non intravvedono in tempi ragionevoli la possibilità di riaprire di ripartire. Chi ha un salario garantito, dipendenti della pubblica amministrazione, o dipendenti di società private (con funzione pubblica), settori produttivi strategici quali produzione energia, si troverà accerchiato da tutte quelle realtà che il lavoro lo avranno perso.

Ma se il modello sociale, economico, produttivo può in un quadro di politiche di sostegno alle imprese, soprattutto le micro e piccole, ai professionisti e ai lavoratori autonomi, in alcune aree del Paese (centro – nord) avere spazi di preoccupata e ragionevole speranza, non altrettanto si può intravvedere nel sud Italia.

La rilevate presenza di dipendenti pubblici, è comunque una garanzia per alcune vaste aree del Paese, ma il solco si acuisce pensando a quell’economia sommersa che il virus ha di fatto quasi totalmente espulso dal tessuto sociale ed economico produttivo.

Quegli sforzi decennali per recuperare esodi biblici, e lo sviluppo lento, con costi elevatissimi per il Paese, che il Sud a vissuto e pagato, potrebbero essere vanificati proprio per le condizioni igienico sanitarie provocate dal COVID-19.

Un ritardo che, purtroppo, come riportato dall’OCSE, sarà maggiormente aggravato dal “ritardo” di formazione professionale, scolastica e universitaria che segna il solco fra Nord e Sud.

Un ritardo significativo che coinvolge anche le scuole ad indirizzo agrario.

Non basta che i richiami dei migliori economisti ci spieghino che il nostro Paese dovrà ripartire dall’agroalimentare, per rigenerare una nuova economia. Non basta verificare che pur nella concorrenza fra economie, sembra affiorare qualche sprazzo di solidarietà internazionale. Forse qualcuno sta scoprendo che le difficoltà di molti, trascinerà nella difficoltà anche i più attrezzati, strutturati e forti.

Non basta evocare una profonda semplificazione dei processi burocratici (lo diciamo in tutte le sedi da almeno tre decenni), non basta istituire fondi per salari da ultima “spiaggia”,  non basta impegnarsi per mettere a disposizione risorse a tasso azzerato, (tutte iniziative positive, urgenti e irrinviabili), questo è il tempo per modernizzare la nostra democrazia, modernizzare il nostro sistema Paese.

La malattia, la divisione dell’Italia, è emersa in tutto il suo profondo significato, la sua gravità, proprio partendo da sistemi regionali della sanità e dai loro responsabili.

Il Nord investito drammaticamente da un numero elevatissimo di contagi, di ricoveri e di lutti che, pur nelle diffuse difficoltà, ha dimostrato di reggere ad un urto che nessun Paese al mondo è stato in grado di affrontare (nemmeno la Cina).

Il Sud, anch’esso con esempi positivi, continua a sperare in una virulenza del COVID-19 meno grave, dichiarando la loro difficoltà strutturale.

Ed allora, cosa ci aspetterà?

Certamente una stagione di impegno e responsabilità maggiori, con una classe dirigente in grado di affrontare condizioni ancor più gravi di un post conflitto. Meno scaricabarile, meno profeti e più operai di un Paese rinnovato.

Ci spetterà di riporre la domanda di uno sviluppo generale del Paese, non lasciando il Sud ad un destino certamente meno illuminato.

Ci spetterà che le regioni del Nord vengano gemellate con le regioni del Sud, cambiando il modello burocratico che lo ha ingessato e rallentato. E lo Stato, mi auguro, finalmente, dopo trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, dovrebbe avere il “Coraggio” di promuovere in tempi brevi  una riforma che cambi profondamente il titolo V° della Costituzione, soprattutto nella definizione del ruolo e delle Competenze di tutti i livelli istituzionali del Paese.

Il coronavirus forse potrebbe aprirci quelle strade di riforma che solo una nuova Assemblea Costituente potrebbe definire, sgombra dai condizionamenti dai nani della politica.

Non possiamo, comunque, lasciare la barca in mano al cuoco di bordo, che ci cucina il pasto per domani, ma siamo chiamati a riprendere il timone di una rotta verso un approdo sicuro.

I Periti agrari e Periti Agrari Laureati possono certamente dare il loro concreto contributo, sempre che la politica non si perda in letture solo congiunturali, dell’oggi e non si impegni a costruire un nuovo orizzonte.

 

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