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  Appunti del Presidente

16/07/2010
A tutto campo

Avevo finito il precedente editoriale auspicando un'attenzione di tutte le professioni verso quest'irrinunciabile traguardo rappresentato dalla riforma.

Ma, come prevedevo, questa volta la concordia sarà difficile perché tutti sono disponibili a….. ma attenzione a toccare i diritti acquisiti……

Ma andiamo per gradi . Dopo aver finito le audizioni , e quindi sentito più volte le parti in causa, l'On.le Maria Grazia Siliquini, relatore in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati del provvedimento di riforma delle Libere Professioni (AC503), accogliendo le indicazioni emerse dalle consultazioni, ha presentato una bozza di disegno di legge sulla quale iniziare una discussione. 

E questo perché l'iter normale vede, dopo la presentazione del disegno di legge, l'analisi e la discussione sul testo che può senza dubbio essere migliorato ed emendato.

E queste erano le intenzioni del relatore che mai si sarebbe aspettato attacchi inusitati da parte di coloro che dall'alto delle rendite di posizione non vogliono nemmeno iniziare a discutere.

No e basta; giù pesanti perché, come ha detto qualcuno, altrimenti gli iscritti partono con le crocifissioni. E qui torno alla considerazione nulla è immutabile, anche i diritti acquisiti che possono essere confacenti ai tempi. Che la proposta Siliquini abbia di che essere modificata è certo in quanto alcuni dei contenuti pregnanti vanno chiariti quando non emendati.

E' il caso della natura giuridica degli Ordini, sull'obbligatorietà delle tariffe, la definizione dell'organizzazione della vita degli Ordini Nazionali e territoriali e del "Consiglio Nazionale delle Professioni".

Tutto questo va discusso e non essere oggetto di una feroce campagna mediatica che dimostra l'arroccamento su concetti vecchi di decenni, anacronistici e poco attenti all'evoluzione delle professioni.

Molto trae origine dal DPR 328/2001 che va cambiato. La creazione dell'Albo "B" è stato un grave errore cui occorre porre rimedio.

E' impossibile che i provenienti da sette classi di laurea "L" possano accedere alla professione di Perito Agrario. E non viceversa. Così com'è da considerare che quelli che sono entrati ad esercitare la nostra professione si chiamano "Laureati" ed allora perché continuare nella distinzione tra "Ordini" e "Collegi" quando, tra l'altro, guardandoci attorno troviamo altri che, anche in condizioni peggiori delle nostre, hanno risolto il problema del titolo nel primo senso.

E che dire della proposta avanzata dal Coordinamento Geometri, Periti Agrari e Periti Industriali per creare una casa comune dove alloggiare le professioni tecniche di secondo livello.

Giù, dagli all'untore che (professionista tecnico diplomato) deve rimanere nel terzo livello.

L'onestà intellettuale ha fatto perdere la carica a qualcuno che ha condiviso questo pensiero. E quindi apriti cielo quando abbiamo proposto la soluzione della casa di tutte le professioni tecniche nella quale saranno ammessi i laureati "B" ed i diplomati tecnici. No, anche questo non va. Ed allora giù critiche e comunicati stampa.

Ed i simpatici blog che agitano i sonni dei moderatori che non ricordano che questo progetto non è da oggi che lo stiamo portando avanti. Sono anni che ci battiamo per eliminare la discrasia venutasi a creare dopo il dpr 328/2001 (bocciato anche dalla Corte dei Conti con la Delibera n. 7 del 19 aprile 2010); ma solo da poco è iniziata la crociata contro chi, come noi, cerca di ammodernare il sistema. Forse qualcuno, fino ad oggi assente, teme di perdere il controllo sui laureati triennali anche dal punto di vista previdenziale?

Se continua così la riforma verrà tra qualche lustro perché oggi è molto distante dal Parlamento, dal Ministro Alfano e dall'On.le Siliquini e da noi . E che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Co.Ge.Pa.Pi. continuerà a portare avanti le proposte apprezzando i punti qualificanti della bozza Siliquini che hanno il merito di:

- porre fine all'inutile distinzione tra ordini e collegi che, di fatto, assolvono al medesimo compito;

- affrontare il nodo del livello formativo e stabilire che un titolo di studio deve consentire l'accesso all'esercizio di una sola professione.

 

"Il testo depositato in commissione Giustizia ed Attività produttive recepisce le indicazioni espresse dal mondo professionale da oltre dieci anni, con l'intenzione non di fare solo una fotografia dell'esistente, per congelarlo in una cornice statica, ma si preoccupa del futuro delle professioni intellettuali".

Questa è la dichiarazione dell'On.le Maria Grazia Siliquini, che le tre Categorie condividono.

La strada che deve portare al riconoscimento dei soli due livelli professionali è sicuramente ancora molto lunga e questo anche perchè qualcuno, che non sa cosa sia la professione, rema contro.

Ma noi crediamo che le nostre idee possano diventare realtà.

 

di Andrea Bottaro

 
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