Appunti del Presidente
15/03/2010
Una riforma da monitorare
"Una riforma epocale senza alcuna impronta ideologica" sono le parole con le quali il Ministro Mariastella Gelmini ha presentato la riforma della scuola media superiore riconoscendo, come già avevano fatto i Ministri Berlinguer, Moratti e Fioroni, che l'attuale sistema scolastico è incapace di preparare i giovani al mondo del lavoro.
Condivido ma, considerato che sono ormai decenni che la aspettiamo, speravo in norme capaci si di riorganizzare e potenziare l'istruzione tecnica (agraria) e, visto che dovrebbe essere la scuola dell'innovazione, dovevano essere in grado anche di rafforzare le aree professionalizzanti che devono portare i futuri periti agrari ad affrontare con competenza le sfide della globalizzazione dei mercati e dell' area tecnico-amministrativa di rilevanza sovra-nazionale.
Premetto che la riforma è necessaria, e che almeno (a differenza del progetto di riforma licealizzante del Ministro Moratti) ha riconosciuto la peculiarità dell'istruzione tecnica agraria, la domanda che mi pongo è se, nella progettazione dei percorsi, è stato tenuto conto delle esigenze di ampliamento delle conoscenze generali e delle competenze professionali dei futuri tecnici (periti agrari).
Si parla, giustamente, di ampliare le conoscenze degli allievi, oltre all' accrescimento della cultura scientifica, nel campo delle lingue, e come non essere d'accordo.
La globalizzazione dei mercati ha portato all'allargamento (non solo virtuale) delle frontiere e quindi la prestazione professionale deve varcare i patrii confini e questo anche tramite il sistema informatico che, naturalmente, va potenziato.
Però mi domando quale alchimia verrà attuata se in ragione di una maggiore preparazione tecnico-professionale, rispetto alla attuale, il percorso didattico degli istituti tecnici sarà strutturato con una riduzione delle ore di lezione.
Saranno ore di 60 minuti anziché di 50 e dunque , in termini di minuti complessivi, viene ribadito che non ci sono perdite di orario scolastico; ma il problema va visto sotto altra luce perché gli indirizzi, oggi, consentono di sviluppare gli apprendimenti su un complessivo numero di materie (svolte nell'ambito dei 50 minuti) e non delle "ore di lezione".
Le attuali 38/40 ore di lezione di 50' sono contenitori di materie professionalizzanti che possono consentire di dare risposte trasversali alle richieste del mondo del lavoro e delle professioni (ho volutamente messo il mondo delle professioni per secondo).
Leggo che saranno incrementate le ore di studio della lingua inglese, che è previsto l'insegnamento di scienze integrate, e che è dominante l'obiettivo di creare un migliore rapporto con il mondo del lavoro e delle professioni tramite l'incremento di stage, tirocini e l'alternanza scuola-lavoro.
Questo è un buon programma, ma sono sicuro che, in clima di riduzioni di 6/8 ore di lezione settimanali questo avverrà a discapito di quel tempo necessario all'apprendimento "teorico-pratico" oggi vigente e così importante per il lavoro intellettuale. Non vorrei che "stage e tirocini", eseguiti con diverse modalità rispetto alle attuali, avvicinino i futuri periti agrari più al "manuale" che all'"intellettuale".
Per carità tutto è necessario per la formazione del perito agrario, attuale e futuro, ma non certo a discapito delle materie tecniche! Alcune teoriche quanto volete ma indispensabili alla attività del tecnico. Non abbiamo certo bisogno di qualifiche professionali, utili ma non necessarie all'esercizio della professione di perito agrario che oggi, invece, oltre che all'interno è sempre più rivolta ai rapporti internazionali e che quindi necessita anche di nuovi strumenti che consentano di poterla svolgere in altri Paesi.
Con grand'enfasi è stata presentata questa riforma che spacchetta l'attuale competenza complessiva del perito agrario in più percorsi scolastici simili ma
E qui una riflessione è necessaria. Se è vero, come è vero, che l'attività professionale del perito agrario, unica nel rispetto delle attribuzioni della legge ordinamentale può essere svolta su tutto il territorio nazionale, come si fa ad attribuire un unico titolo a studenti provenienti da più corsi che si troveranno di fronte un unico esame di abilitazione all'esercizio della libera professione?
Stride pensare come l'unità della preparazione sia oggi subalterna alle "richieste del mondo del lavoro"? Con poca attenzione alle aspettative della libera professione. Già, la libera professione che, in un momento di crisi economica e sociale, pochi tengono nella giusta considerazione come alternativa alla crescente disoccupazione che limita l'orizzonte delle future generazioni.
Vogliamo parlarne.
Vogliamo ricordare che una libera professione, in un mercato che seleziona sempre più, si affronta mettendo in campo la propria faccia e competenza. E se non c'è riconoscimento alla attività che svolgi sei out e quindi sono necessari saperi e competenze che travalicano l'ordinario.
La scuola deve affrontare questi problemi o i futuri periti (agrari) dovranno prima frequentare l'Università e poi a andare caccia di qualche master.
Se questo è il potenziale futuro obiettivo è inutile perdere tempo. Affrontiamo l' Istruzione Tecnica Agraria come momento di passaggio verso l'ulteriore percorso accademico.
Ma se è così allora bisogna correggere il tiro anche verso le dichiarazioni di "adeguamento al sistema europeo".
In Europa i percorsi sono ridotti di un anno. Vige il quattro (scuola superiore) più tre (università) e non è comprensibile come il giovane italiano debba entrare nel mondo del lavoro un anno dopo il corrispondente europeo.
Ben venga la riforma della scuola, che colma ritardi storici densi di sperimentazioni che, pur godendo del coraggio del riformatore, non hanno dato le risposte alle richieste del mercato, e spinge ad un momento di vera riflessione comune su quello che bisogna ancora fare per dare una risposta alle aspettative degli studenti che in questo momento hanno ancora prospettive incerte.
Il ruolo dell'istruzione è quello di dare competenza, speranza e fiducia al giovane che affronta anni di studio per entrare nel mercato del lavoro.
Mi chiedo però se la società è pronta, tramite un percorso rigoroso, a fornire un valore aggiunto che possa non obbligare lo studente diplomato al percorso accademico?
E' pronta ad investire nelle professionalità degli insegnanti, valorizzandone le migliori e favorendo la ricerca e l'aggiornamento, garantendo a questi il ruolo fondamentale che hanno nella costruzione dei cittadini del futuro?
I dubbi rimangono ma la riforma è appena nata. Aiutiamola a crescere, indipendentemente dalle ideologie favorevoli o contrarie, puntando sul miglioramento del futuro dei giovani.
Da qualche parte ho letto e qui mutuo "serietà, severità e modernità" queste possono essere le strade per una scuola migliore .
Ognuno faccia la propria parte senza dietrologia o ideologismi di bandiera e la scuola nata dalla riforma potrà funzionare dandoci modo di verificare se potrà veramente aiutare i giovani "periti", con preparazione High-tech, di rispondere alle aspettative della professione e del mercato e quindi trovare una occupazione più veloce e più confacente alla vocazione degli studi compiuti.
Andrea Bottaro
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