Appunti del Presidente
03/11/2009
Urgono le riforme!
Ne ho già parlato ma repetita iuvant. Sono già con entrambi i piedi dentro la "seconda giovinezza" e non vedo spiragli sulle urgenze di rinnovamento che i professionisti stanno da tempo, ormai datato, chiedendo a gran voce.
La riforma dell'accesso alle professioni intellettuali, per la riorganizzazione degli ordini e collegi, manca dalla agenda governativa. O forse no. E' presente, ma solo virtualmente. Ogni Governo ne parla, se ne occupa, ma poi tutto finisce li; con la mortificazione degli ordini e collegi professionali che nascono ed operano per garantire gli interessi della collettività. Per questo ci si aspetterebbe una corsia privilegiata.
Ed intanto i cittadini, (i liberi professionisti sono anche "cittadini"), chiedono risposte senza soluzione di continuità. Che non arrivano. E si organizzano, o almeno cercano di farlo, costituendo tavoli di lavoro che possano dare voce alle esigenze comuni che nascono dalla attenta analisi e valutazione dello stato di disagio in cui versano. L'ultimo nato è il tavolo delle Professioni Area Tecnica (P.A.T.) laboratorio di idee da portare nelle competenti sedi. Una alternativa all'immobilismo.
Però, in attesa che si possa ottenere la giusta attenzione, rimangono i problemi di tutti i giorni che ci portano ad essere litigiosi gli uni verso gli altri, perché ormai siamo in una jungla che, grazie ad una norma sbagliata (dpr 328/2001) si sono create pericolose ed anacronistiche situazioni che hanno portato a tre livelli professionali con possibilità dei laureati triennali di accedere anche a quelli dei Collegi ottenendo così l'ampliamento delle proprie originarie competenze. Ma il binario è mono-direzionale e questo, a parità di competenze, non va bene.
E' uno dei motivi che rendono improponibili le campagne acquisti sui "laureati triennali" che, pur incrementando le iscrizioni (utili a fare cassa) creano una condizione di sovrapposizione professionale.
Così come sono fuori da ogni logica competenze professionali derivate da "pareri" di qualsiasi provenienza. Più o meno autorevoli ma senza titolo per la attribuzione di nuove capacità a chi, per cultura, non le possiede ab origine. Ed è solo un esempio di quello che sta succedendo e dunque, per evitare ulteriori danni, è necessario riformare. Facendo un salto di qualità che razionalizzi tutte le professioni, oltre che nella riduzione del numero degli ordini e collegi, anche nelle competenze. Senza preclusioni o pregiudizi che allontanano la convergenza sul futuro delle professioni che oggi si dibattono anche sul tema della abolizione dell'obbligo delle tariffe minime che consentono di vedere "offerte" con eccessivi ribassi.
E sul tirocinio? Non mi sembra che l'attuale sistema possa essere una forma di garanzia della crescita professionale del praticante. Troppo lungo come tempi al punto che al praticante conviene un percorso alternativo di tipo accademico. Se poi vogliamo parlare dei temi da svolgere negli "scritti" ad ogni lettura pare che si torni alle tracce di scolastica memoria. Anche l'armonizzare l'istruzione superiore e universitaria con quella comunitaria e l'accesso alle professioni regolamentate devono essere argomento di riforma. Oggi competere significa avere strumenti dinamici per affrontare un mercato globale ed agguerrito.
Ci stiamo provando sperando che, oltre ad essere contribuenti, qualcuno del palazzo, dopo tanti anni di richieste, provi a consideraci anche "cittadini". Magari allo stesso livello dei tassisti e dei precari che, buon per loro, in poco tempo sono stati accontentati nelle loro istanze.
Spero che in questa legislatura, per affrontare le emergenze dei giovani professionisti, non si affossino le richieste di modernità che stiamo avanzando.
O le riforme si fanno entro la legislatura, con coraggio, contrarie alla conservazione dello status quò e capaci di proporre veri cambiamenti, o vedo una strada in salita che potrebbe portare alla alternativa, anche se non siamo pronti come cultura e mentalità, della deregulation di tipo anglosassone. Ma tra poco cominciano le audizioni in Parlamento per la definizione dei principi di una eventuale riforma … e la speranza continua a farla da padrona.
Andrea Bottaro |