bordo tabella
home
cerca    
home
divisore menu divisore menu divisore menu divisore menu divisore menu  
angolo tabella Evidenza angolo tabella
 
 
angolo tabella   angolo tabella
immagine
 
La Rivista
 
angolo tabella   angolo tabella
angolo tabella Autenticazione angolo tabella
 
 
angolo tabella   angolo tabella
 
  Home -> Presidente -> modernizzare: necessità per rispondere a...
 
  Appunti del Presidente

11/09/2008
Modernizzare: necessità per rispondere alle esigenze del mercato

Mentre ancora impazza il solleone d'agosto il Ministro della Giustizia Alfano, superando il progetto della riforma unitaria di tutte le professioni da il via alla riforma solo di quelle economico-giuridiche: avvocati, commercialisti e notai.
E' certo che, inserendo il provvedimento nel progetto legato alla riforma della giustizia, sarà più facile arrivare alla conclusione e, per questo, è giusto che siano perseguite strade che portano a risultati concreti senza perder tempo a sentire tutte le voci che, per questioni corporativistiche, così lontane dai tempi in cui vivono le professioni e per questo anacronistiche, rallentano i processi di modernizzazione e di crescita.
La necessità di innovare il sistema-professioni torna ad essere una richiesta, concreta e positiva proveniente, oltre che dai diretti interessati, anche da quelle famiglie che, confidando nelle opportunità di inserimento nel mondo del lavoro dei loro figli, li hanno iscritti agli istituti tecnici.
L'incremento delle preferenze verso l'"istituto tecnico", con una netta inversione del trend che in alcune regioni risulta essere numericamente significativo, ritengo sia anche dovuto alla fiducia che è stata ridata a questi indirizzi specialistici che possono consentire al diplomato un lavoro sia come libero professionista (dopo aver percorso l'impegnativo iter di tirocinio ed abilitazione) che come occupato nelle piccole e medie imprese.
Queste attese coinvolgono il 39% dei diplomati negli istituti tecnici che, secondo le ultime analisi statistiche fornite da Almalaurea, non proseguono negli studi universitari.
Mi chiedo però, quali sono le aspettative dei diplomati che, invece, proseguono gli studi universitari triennali?
Il fine della riforma attuata dal dpr 328/2001 era la pronta collocazione sul mercato del lavoro dei laureati ma, visti i risultati deludenti, la stragrande maggioranza dei "triennali" chiamati anche laureati "B" o "Junior" (etichette infelici) proseguono negli studi accademici per conseguire la laurea "specialistica".
Coloro che, invece, si fermano negli studi e vogliono esercitare una professione tecnica trovano un panorama veramente confuso perché il richiamato dpr, invece che creare nuove figure di tecnici da inserire in un mercato in evoluzione ed espansione tecnica e tecnologica, ha creato di fatto dei duplicati con competenze molto simili a quelle degli iscritti ai preesistenti Collegi.
Basti pensare che l' "Ingegnere Junior" può iscriversi indifferentemente all'Ordine degli Ingegneri, Collegi dei Geometri, Periti Industriali, Periti Agrari ed Agrotecnici e che al Collegio dei Periti Agrari possono iscriversi i laureati dalle classe 1,7,8,17,20,27,40.
Queste competenze trasversali poste in capo a soggetti con titoli di studio diversi hanno confuso il mercato che non ha risposto come ci si attendeva deludendo così sia gli Uni che gli Altri.
E non poteva essere diversamente perché il pasticcio dei nuovi titoli accademici triennali, cui sono state attribuite abilità simili a quelle già tradizionalmente presenti nei Collegi Tecnici, è ancora in corso; a questo si sarebbe ovviato se, invece, tutti i Tecnici fossero stati inseriti in un unico Ordine diviso in settori per competenze professionali. Sorgono anche dubbi che dopo la riforma della scuola media superiore gli attuali Istituti Tecnici possano mantenere gli standard di preparazione tecnica di oggi e che non è certo che le lauree triennali possano essere capaci di consentire l'inserimento nel lavoro degli "Junior".
Ecco quindi l'obbligo di ri-pensare con forza e determinazione alla costituzione dell' Ordine dei Tecnici Laureati che determini percorsi paralleli validi per l'esercizio della libera professione e ne regoli l'accesso.
E questo è l'unico mezzo per risolvere una crisi già annunciata.
Occorre il coraggio, forti delle proprie idee, di andare avanti indipendentemente dagli ostacoli dei potentati che, quando non sono funzionali allo sviluppo della società, vanno smascherati.
La ciliegina sulla torta è stata messa in questi giorni: dal Meeting di Rimini giunge la notizia che sulle professioni incombe il progetto di abolizione del valore legale del titolo di studio e, se ciò avvenisse, rappresenterebbe la massima espressione della liberalizzazione delle professioni. Mi tornano alla mente, con simpatia, i ..capponi.... di manzoniana memoria ...

Andrea Bottaro

 
angolo tabella