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  Appunti del Presidente

13/03/2008
Si va a votare per le politiche… ma il programma per le professioni?

Si va a votare per il nuovo Parlamento e gli avversi schieramenti politici si prodigano ad informare, tra l'altro, su come la pensano in materia di riforma delle professioni. Ma, in numeri, chi sono i professionisti?
Secondo i dati Censis, rappresentano circa 2.300.000 unità con un indotto che supera i 5.000.000 e con un peso del 13/14% sul PIL.
Numeri importanti per qualificare la terza forza economica del Paese e per ribadire che i liberi professionisti sono un punto di riferimento irrinunciabile del sistema economico-sociale del nostro Paese.
E questi dati sono a portata di tutti i referenti politici e dovrebbero far riflettere sul valore sociale di essere libero professionista ordinistico. Ed allora considerato che, dopo il fuoco incrociato cui sono stati sottoposti, i Liberi Professionisti vogliono avere una voce in capitolo, vorrei pacatamente, e senza banalizzare, ricordare alcuni passaggi.
Abbiamo da sempre chiesto che fosse riconosciuta l' indipendenza intellettuale del professionista e sua esclusione dal ruolo di impresa pure se riteniamo positiva l' istituzione delle società professionali e interprofessionali,anche con soci di diverse professioni, ma con esclusione del socio di puro capitale.
In una società in continua evoluzione è normale che pervengano al mercato del lavoro richieste di professionalità legate alle nuove tecniche e tecnologie e per questo riteniamo necessaria l'istituzione di nuove professioni ma solo con competenze, stabilite con apposita legge ordinamentale, non sovrapponibili a quelle esistenti, (i doppioni non servono e creano solo confusione) e con l'accesso agli albi tramite un percorso di tirocinio, più flessibile rispetto all'attuale, con esami di abilitazione conclusivi del percorso.
E, per rendere più tranquillo il rapporto con la committenza, occorre anche prevedere il ripristino delle tariffe professionali da applicarsi solo in caso di mancata determinazione consensuale tra le parti.
Per Ordini e Collegi, ormai attempati, riteniamo che sia necessaria una modernizzazione del sistema, non rivoluzione incontrollata, lasciando a tutti gli ordini/collegi la peculiarità istituzionale senza la possibilità di trasformarli in associazioni che invece, al pari delle nuove professioni, devono essere riconosciute e regolamentate per quelle competenze professionali che non sono già oggetto di attività esclusive di professioni ordinistiche.
Agli ordini/collegi, che possono unificarsi solo su espressa propria volontà, devono essere riconosciute le funzioni normative relative alla redazione ed applicazione del codice deontologico e della formazione permanente obbligatoria per il mantenimento dei requisiti minimi per l'esercizio della professione .
Tutto questo è in estrema sintesi quello che il CNPA va ribadendo.
E non mi sembra che siano richieste astruse od inconciliabili con quanto, con qualche distinguo sul quale si può discutere, in modo più o meno simile viene portato avanti anche dai referenti dei vari schieramenti.
Ma i professionisti, da sempre individualisti, questa volta riusciranno ad essere compatti nelle scelte che, dopo aver preso coscienza dei vari programmi politici, andranno ad effettuare con il voto. Sanno che ne va del loro futuro e che Paul Valéry diceva che "Il modo migliore per realizzare un sogno è quello di svegliarsi".

Andrea Bottaro
 
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