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  Home -> Presidente -> siamo arrivati a dama?
 
  Appunti del Presidente

21/01/2008
Siamo arrivati a dama?

A fare i conti ci siamo invecchiati inseguendo il sogno della riforma delle professioni.
E ne abbiamo viste e sentite tante.
Promesse seguite da effimere certezze e sogni ai quali hanno fatto seguito bruschi risvegli.
E sempre ho partecipato i lettori di quanto stava via via accadendo.
Ma, forse, questa volta, qualcosa di nuovo sta capitando perché, dopo audizioni in Parlamento, richiesta di pareri, incontri, convegni e conferenze, il testo di base, presentato alle Commissioni Giustizia e Attività Produttive della Camera, dagli On.li Mantini e Chicchi, recepisce le istanze di molti cittadini; di noi Periti Agrari, Geometri e Periti Industriali.
E questo è positivo anche se su alcune proposte si può avanzare qualche ipotesi di miglioramento come ad esempio su quanto previsto sulle Associazioni e del rilascio degli attestati di competenza da parte di queste.
Entrando nel vivo richiamo l'attenzione a quante volte, unitamente ai Consigli Nazionali di Geometri e Periti Industriali, abbiamo sostenuto (dal 9 agosto 2004) che lo spirito con cui è stato varato il dpr 328/2001 era quello non di creare una nuova identità professionale ma di adeguare al nuovo sistema culturale i tecnici del futuro.
E questo fatto è stato già ampiamente riconosciuto da quasi tutto l'arco costituzionale mediante la presentazione di proposte di legge di istituzione dell'Ordine dei Tecnici Laureati per l'Ingegneria, nel quale saranno iscritti i soggetti in possesso di titoli di studio universitario triennale di matrice tecnica, nonché i professionisti iscritti agli Albi professionali dei Geometri, dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati e dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati. Ritengo, anzi riteniamo perché la Categoria – in più occasioni - ha manifestato condivisione al progetto, che questa sia la strada giusta per l'Europa e per la giusta collocazione per quanto previsto dalla Direttiva 89/48 "relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi d'insegnamento superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni".
Una necessità per sanare le distorsioni provocate dal dpr 328/2001 che consentono ai laureati triennali di potersi iscrivere all'Albo dei Periti Agrari ed ad altri sei Albi professionali; tale possibilità ingenera confusioni di immagine non indifferenti.
Con la costituzione dell'Albo unico si va ad armonizzare la convivenza dei tecnici laureati triennali/diplomati senza che i primi possano vagare tra varie case istituzionali utilizzando questa o quella a seconda del vantaggio professionale del momento. Ma non ci fermiamo qui.
Rammento ai lettori che, tra i primi, il CNPA ha lanciato la "formazione continua" come momento di qualificazione inderogabile dalle necessità individuali e di mercato.
E quindi grande apprezzamento va alle previsioni degli articoli 16 e 17 (Tirocinio ed esame di Stato e Scuole di formazione e corsi di aggiornamento professionale).
Più chiarezza generale che porta alla serietà nella applicazione delle condizioni e i requisiti del tirocinio professionale per l'ammissione all'esame di Stato, ed anche mano libera agli organi esponenziali di attivarsi per favorire la formazione degli iscritti. Tema che il CNPA ha già ampiamente trattato nell'anno 2004 definendo gli obiettivi formativi minimi. Naturalmente c' è chi rema contro. E non poteva essere diversamente.
La reazione non è mai morta e dunque ci sono coloro che tendono alla conservazione della purezza del titolo.
"Ingegneri siamo solo noi" e non leggono il vocabolario ove si legge che:
"Il termine ingegnere risale all'alto medioevo ed ha la sua etimologia nel latino ingenium, col suo duplice significato di congegno e capacità mentale".
Se qualcuno esclude i Periti Agrari, Geometri e Periti Industriali da questa capacità dimostra di non conoscere le Professioni Tecniche che in tema, non hanno nulla da imparare.
C'è anche chi, senza essere chiamato in causa, invitato al dialogo od ad esprimere un parere, non rivendica per la categoria professionale cui appartiene quanto prevede l' "ingenium" e cerca di alzare il tono della discussione con sterili polemiche che, invece, evidenziano la solitudine in cui si trova e la sua assenza dal dialogo tra le professioni tecniche. (leggi Esopo – la volpe e l'uva).
E' tempo che tutti aprano gli occhi nei confronti di questo o di quello che, dopo anni di conoscenza del problema (2004-2007) si sveglia solo ora, ne di quanti – miopi – interpretano solo interessi di bottega.
In conclusione esprimo vivo apprezzamento al progetto di riforma che però non può essere modificato seguendo le richieste di questo o quello; il mercato necessita di riforme organiche e non di revival che assicurano solo gli interessi di pochi, anzi pochissimi.
Alla riforma strutturale non si possono opporre i piagnistei di quanti credono di essere depositari di un titolo che si sono autonomamente attribuiti o degli invidiosi.
Se non si arrivasse alla costituzione dell'Ordine dei Tecnici Laureati per l'Ingegneria – così come previsto dall'art. 5 ed alla applicazione di quanto previsto dagli articoli 16 e 17 della proposta Mantini/Chicchi, che quindi risulterebbero vittime del boicottaggio che rifiuta la vera grande riforma strutturale del sistema ordinistico, allora è meglio che si rimanga come siamo.
Ognuno per se senza mistificazioni o con-fusioni che andrebbero a penalizzare l'obiettivo del rispetto, che le professioni tecniche intendono perseguire, nel dare una risposta concreta e preventiva all'Europa che prima o poi chiederà il conto dei privilegi di casta che alcune professioni godono nel nostro Paese.

Andrea Bottaro
 
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