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Appunti del Presidente
14/03/2007
I professionisti protagonisti del loro futuro
La grande manifestazione dei professionisti italiani del 12 ottobre 2006 a Roma, solo occasionata dal "decreto Bersani", ha costituito in realtà la disapprovazione e la protesta indignata contro un processo di "riforma" delle professioni annunciato dal Governo fin dal luglio 2006 e piovutoci poi sulla testa, senza alcuna concertazione.
Le problematiche sul tappeto erano molte e complesse e proprio per questo eravamo fiduciosi che saremmo stati chiamati ad un confronto ampio.
Senonché il giorno 1° dicembre 2006, dopo una frettolosa illustrazione ai responsabili degli Ordini, dei Collegi, dei Sindacati e delle Associazioni dei professionisti, il Governo, ha presentato un disegno di legge delega i cui contenuti sono molto lontani dalle nostre aspettative.
Rappresentiamo 28 professioni intellettuali createsi in un secolo, siamo portatori del sapere e a noi è affidata la cura di interessi generali, anche di rilievo costituzionale ( ce lo dicono le nostre leggi), siamo organismi pubblici ausiliari dello Stato; crediamo fermamente di vivere in uno Stato democratico: perché mai non dovremmo ritenerci legittimati ad essere interpellati ed ascoltati?
E quale "interesse" muove i pubblici poteri ad agire senza l'apporto di chi può dire (e può dire con cognizione di causa più di tutti anche per la natura di enti pubblici dei Ordini e Collegi) quale sia la via per fare la riforma delle professioni?
Ci troviamo di fronte ad un disegno di legge che, con nove articoli, delega al Governo il potere di una riforma radicale che scardina istituti consolidati e li rivede dalle fondamenta.
Si prevedono assetti innovativi mediante nuovi protagonisti – le Associazioni - accanto agli Ordini e Collegi con la conseguente problematica della sovrapponibilità o meno di attività professionali, si sottopongono a revisione le "attività riservate" con la possibilità di soppressione o accorpamento di Ordini, si introducono forme di esercizio professionale da parte di società di capitali e di soci non professionisti, e via dicendo…
Il tutto si fa, purtroppo, con assoluta leggerezza, senza che si abbia la consapevolezza della distinzione tra "attività intellettuale " e "attività imprenditoriale" ed in nome di una malintesa liberalizzazione per favorire la concorrenza.
Frasi, queste, che sentiamo ripetere come aria fritta, senza che si abbia di esse una cognizione precisa nello specifico ambito delle professioni intellettuali.
Dal rifiuto del Governo ad una seria e partecipata concertazione con i professionisti, non poteva che nascere – purtroppo – un solido confronto sia dialettico che di programma.
Il CUP si è visto costretto ad un'iniziativa legislativa volta a presentare una proposta di legge di iniziativa popolare allo scopo di portare in Parlamento la voce dei professionisti italiani, pronti ed aperti ad una riforma che, nel rispetto delle peculiarità di ciascuna delle professioni e della distinzione tra attività intellettuale e attività d'impresa, sia conforme ai principi comunitari e realizzi la tutela degli interessi dei cittadini.
L'azione del CUP di raccolta delle firme occorrenti alla presentazione della proposta di legge deve trovare il plauso e il sostegno dei Periti agrari italiani i quali faranno sentire la loro adesione alle iniziative che, in sede provinciale, saranno messe in atto per la raccolta delle firme.
Si tratta di una battaglia importante che investe ciò in cui, come professionisti, più crediamo e che, come ogni idea, ci impegna anche nella nostra dignità di uomini.
Del resto diceva Ezra Pound che "Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono niente o non vale niente lui".
Andrea Bottaro |
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